Tutto è Comunicazione perchè comunicazione è reciprocità, condivisione, mettere in comune. Per questo dunque non possiamo non comunicare
Parole, parole, parole… cantava Mina. “Soltanto parole, parole tra noi!”
E allora perchè lamentarsi di così tanta “comunicazione”? Perchè le parole, la parte verbale, vale solo il 7% della comunicazione. E il restante 93% dov’è finito?
L’ecosistema della comunicazione
Il restante 93% è’ finito si divide in altre due forme di comunicazione, quella NON VERBALE e quella PARA-VERBALE
La parte NON VERBALE compone ben il 55% della nostra comunicazione, ossia quell’insieme di mimica, gestualità, prossemica, postura e look.
Già perchè, con buona pace dell’antico detto, anche l’abito fa il monaco, eccome. E l’abito va a comporre qualcosa come il 55% della nostra comunicazione.
A questo proposito, ricordate il triste abito grigio della bionda influencer che piangeva a favore di camera scusandosi durante il pandoro-gate?
Allo stesso modo l’abito talare del parroco, la parrucca dei giudici anglosassoni o la toga dei magistrati italiani, l’abito bianco della sposa, i dress code delle occasioni speciali…

Il modo in cui ci vestiamo già comunica prima che noi apriamo bocca.
Poi entrano in gioco la nostra postura, la mimica (e noi italiani ne sappiamo qualcosa), la gestualità. Pensate ad uno sbadiglio durante una conferenza: non serve aggiungere altro per capire lo stato d’animo di chi ascolta.
Ma tutto ciò, comunicazione verbale e non verbale arriva al 62%: ne manca ancora una buona parte per completare la nostra comunicazione.
Ecco che scopriamo così che per il 38% essa si compone della comunicazione PARA-VERBALE, ossia il tono della voce, il volume, le pause e il ritmo che diamo alla nostra comunicazione.
Pensiamo ad esempio alla frase: “vieni qui”. Immaginiamola
- urlata – potrebbe essere una minaccia o una richiesta di aiuto
- sussurrata – potrebbe essere un dolce invito
- biascicata – potrebbe essere la supplica di chi sta male o una preghiera
In ogni momento le nostre parole, i nostri toni, la nostra mimica ed anche il nostro look stanno comunicando qualcosa della nostra persona.

Lo stesso vale anche quando comunichiamo un brand
Sono ovviamente le parole che usiamo per parlare al nostro target, i payoff, i copy, i titoli, gli articoli.
Ma questo non basta, perchè ci distingue solo in piccola parte
- Logo – in primis il segno grafico che ci caratterizza
- I colori – quelli del Logo e quelli (2 o 3 al massimo) che riportano immediatamente e direttamente a noi
- Packaging – il “vestito” vero e proprio del nostro prodotto / servizio
- Stand in fiera / merchandising e gadget / abbigliamento del personale
Se ci pensiamo bene, molte radio oggi trasmettono in diretta radiofonica in televisione. Eppure la radio è per antonomasia il mezzo di comunicazione nato al di fuori dell’immagine.

Come mai dunque la necessità di apparire, quando la comunicazione verbale e paraverbale sono il core dell’attività?
Semplice
Perchè con la diretta televisiva si aggiunge anche la componente non verbale legata all’abito, ai colori, alla presenza in studio.
La comunicazione si completa così aggiungendo una terza dimensione, anche per la parte relativa agli spot pubblicitari, che permettono di mostrare il logo dei brand e rinforzare il ricordo positivo legato alla comunicazione emozionale.
Lo story telling
E lo story telling dove lo posizioniamo?
A mio parere è la sintesi di tutti questi elementi messi insieme, la vera comunicazione che coniuga la parte verbale con la capacità di raccontare attraverso immagini, colori, storie, suoni, emozioni
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