Addio alla vecchia casetta che era il riparo del custode

Un mucchio di pietre.

Certo, era ormai solo un “casotto” diroccato, ravvivato solo da qualche graffito colorato, abbandonato e in disuso da decenni. Ma per chi passava di lì, lungo la via Giuseppina, all’incrocio di Pugnolo (frazione di Cella Dati), c’era.

Da ormai più di 60 anni. E, come tutti gli edifici del secolo passato, non era lì per caso, ma aveva la sua funzione specifica.

Questa ‘casetta’ era un edificio di servizio, più precisamente era la casa del guardiano.

Ma guardiano di cosa, più precisamente? Dovete sapere che lì c’era una sorta di boschetto, un vivaio, che erano di proprietà di un imprenditore parmigiano.

All’epoca (siamo negli anni ’60) la viabilità era molto meno agevole di oggigiorno, la “strada nuova” che da Pugnolo arrivava alla Giuseppina era appena stata completata ma non esisteva ancora il tratto di strada provinciale che collega al Ponte Verdi, dal momento che tale viadotto non era ancora stato edificato.

Come si raggiungeva dunque la sponda parmense? Esisteva un traghetto che da Isola Pescaroli faceva la spola.

Il traghetto e le difficoltà nei trasporti

Per questo motivo, il nostro imprenditore parmigiano, quando era il momento dei lavoro doveva fare arrivare i mezzi via traghetto e al termine della giornata non era naturalmente possibile farli rientrare alla base, pertanto l’attrezzatura doveva essere lasciata in zona per tutta la durata degli interventi.

Per tale motivo dunque il nostro parmense fece costruire quella semplice casetta, su due livelli, dove il piano terra era interamente occupato da una sorta di rimessa (tant’è vero che c’erano ancora le porte scorrevoli di metallo), mentre al piano di sopra erano state realizzate due stanzine, raggiungibili da una scala esterna, destinante ad alloggio del guardiano che avrebbe dovuto tenere d’occhio l’attrezzatura.

Da oggi non esiste più, quella casetta.

Certo, non era nulla di particolarmente pregiato né di artisticamente rilevante, ma di certo era un punto di riferimento; per anni è stato il punto di riparo delle bici dei ragazzi che da Pugnolo si recavano alla pensilina del pullman per andare a scuola.

Era lì da oltre sessant’anni, ora non c’è più: al suo posto probabilmente sorgeranno dei cupoloni del biometano. La zona è interessata da un progetto di un mega impianto che dovrebbe occupare un’ampia superficie in fregio alla provinciale, cancellando simboli che, per chi conosce le nostre terre, sono silenziosi testimoni della storia e delle radici del cremonese, testimoni di un cambiamento che nei decenni ha lentamente forgiato i nostri orizzonti.

Ubi maior, minor cessat.

Oggi il panorama si è un po’ impoverito, cancellato e ridotto in macerie segnate da quattro bandelle bianche e rosse.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Condividi il contenuto