Fenomenologia del turismo moderno e dell’overtourism: perchè il turismo non è stato governato nel modo corretto
“Il turismo è un’industria che consiste nel trasportare delle persone che starebbero meglio a casa loro, in posti che sarebbero migliori senza di loro” -Jean Mistler.
Personalmente ho sempre amato andare in ferie in ‘bassa stagione’, ad inizio luglio, vuoi per avere ancora un bel mese pieno di estate al ritorno, vuoi per evitare di spendere il doppio in alta stagione e restare impacchettato in luoghi affollati o nel traffico.
L’ho capito a 19 anni dopo la vacanza a Riccione con gli amici, la settimana di ferragosto: spesi i risparmi di un anno, ore in autostrada, ressa in discoteca, lettini in spiaggia come in batteria, ore di attesa nei locali, esasperazione. Adieu.
Oggi, siccome ogni fenomeno deve avere un nome, preferibilmente mediato da inglesismi, si è introdotto il concetto di overtourism, al quale ho aggiunto il termine da me coniato di influencerism (v. Roccaraso).

Questo perché il 70% delle persone si dirige nell’1% del territorio, tendenzialmente per la maggior parte nello stesso periodo, durante il quale i prezzi si gonfiano, le strade si intasano, spiagge, sentieri e città si affollano e la vacanza rischia di diventare uno stress.
Per il quale abbiamo aspettato un anno e speso una buona parte dei nostri risparmi.
Per questo ho iniziato ad andare in campeggio più di 20 anni fa, quando campeggiare significava tenda e sacco a pelo, vita all’aperto, costume e infradito h24; quando il “glamping” ancora non esisteva e non si vedevano casette di design con condizionatore, lavastoviglie e letto in lattice.
Ho sempre scelto posti più defilati per evitare quello che -non lo sapevo ancora- sarebbe diventato l’overtourism. Insomma, sceglievo beatamente quel 99% del territorio che gli altri snobbavano perché non era all’ultimo grido, perché costava poco e perché il campeggio era quasi da vergognarsi.
Eppure a me piaceva un sacco e mi rilassavo. Spendendo pure poco!
Oggi però le cose sono diverse ed anche il campeggio ha cambiato la sua mission, passando da esperienza di vita all’aperto con una buona dose di rustico e di capacità di adattamento, per diventare sempre più un experience, glamour, lussuosa e chic.
Col risultato che poi tutto costa sempre più caro, dal lettino in spiaggia, alla pizza al ristorante con veduta mozzafiato, la suite al glamping con la cromoterapia in doccia…

Io ricordo ancora il sapore dei panini al prosciutto e della barretta di cioccolato mangiati nel pranzo al sacco quando si andava a scarpinare, stanchi e sudati dopo 4 ore di cammino, seduti a mangiare su un prato con la schiena appoggiata all’albero.
O il pic-nic in spiaggia cercando riparo dal sole a picco sotto un telo mare tirato alla bell’e meglio per avere un triangolino di ombra.
Dunque perchè ora siamo arrivati ad avere un problema col turismo, tanto da mal sopportare i visitatori?
Il turismo è un ecosistema complesso, che va analizzato, capito e gestito.
Chiaramente non tutti i territori hanno la capacità di attrarre, sia dal punto di vista dell’interesse, sia per quanto riguarda la struttura e la capacità di erogare servizi.
Si tratta di un’industria, per la quale i numeri sono importanti, ma non nel senso che vanno perseguiti solo ed esclusivamente al rialzo.
Se un territorio, una città, un paese hanno una ridotta capacità ricettiva, mission e vision dovranno andare nella direzione di attirare un numero di turisti tale per cui i servizi erogati siano adeguati a far vivere un’esperienza positiva e rafforzare l’immagine.
E per esperienza positiva si intende sia il benessere del turista (relax, prezzi, servizi, intrattenimento, offerta culturale), sia il benessere del territorio sul quale il turismo impatta, pertanto si dovrà fare in modo che quell’impatto sia il minore possibile e che possa essere gestito. L’esempio di Roccaraso riassume bene il concetto.

Concludo con alcune domande:
- Negli anni ’80 e ’90 la gente andava in ferie meno rispetto ad oggi? Al contrario! Oggi si fanno meno ferie e più brevi. Addirittura negli anni ’80 le famiglie andavano ‘in villeggiatura’ per settimane.
- Perché allora proprio ora è esploso il problema dell’overtourism? Anche 30 anni fa si andava in vacanza a ferragosto, non è una novità degli ultimi anni.
- Sono forse i turisti stranieri ad aver sbilanciato così tanto le presenze e ad aver portato i prezzi alle stelle? Sicuramente hanno contribuito, ma non credo in modo drastico.
Forse semplicemente il turismo è un fenomeno che non è stato governato con i giusti strumenti e le giuste professionalità, con una visione troppo focalizzata sui profitti nel breve e nell’immediato senza una pianificazione sul lungo periodo, con una visione a 360gradi in grado di mettere insieme tutte le componenti dell’ecosistema turismo.
Prova ne è l’idea di introdurre tasse per accedere alle città d’arte: ancora una volta la soluzione del problema viene vista in ottica di capitalizzazione, non di riorganizzazione strutturale.
Sono convinta che ciò non gioverà alla mitigazione dell’overtourism.
Vogliamo scommettere?
© RIPRODUZIONE RISERVATA




