Solo poche tracce e resta il mistero sull’origine dell’antico affresco
“Ma secondo te, cosa sarà quell’affresco sopra il portone? Si riesce a capire cosa rappresenta?” Siamo a Ca’ de Novelli, microfrazione nella campagna di Derovere. Cosa si potrà mai scrivere su queste poche case sparse lungo l’unica via che si srotola tra i campi? Andiamo a vedere l’affresco.
Arriviamo sul posto, dove ci accoglie una gigantesca volpe dalla faccia furbetta dipinta su un silo, simpatico benvenuto per chi si avventura da queste parti, arrivandoci per caso o per scelta, difficilmente per semplice passaggio.
Ma dov’è il nostro affresco? Eccolo, solo poche tracce sul volonte del portone di un’antica cascina: si notano appena alcuni tratti di quello che fu un affresco, sgualcito e cancellato dal tempo, dalle intemperie e dai rami di alcuni arbusti cresciuti fino ai tetti e sferzati dal vento contro quel muro.

Solo pochi segni per tante ipotesi
Sforzando la vista ed aiutandoci con l’ingrandimento delle foto digitali, riusciamo a vedere che di quel dipinto rimane la traccia ben distinguibile di un volto maschile dalle fattezze di quello che sembra un chierico, a giudicare dalle tracce dell’abito che ricorda il saio con il collo ed il cappuccio, dal viso sbarbato e dai capelli che rimandano alla tradizionale pettinatura.
In mano regge un bastone, ma non se ne riesce a leggere il significato: si tratta di uno strumento di lavoro o forse una croce o un bastone pastorale?
Il dubbio su quest’ultima interpretazione nasce dal fatto che il santo patrono di Ca’ de Novelli fosse San Germano, vescovo di Parigi. Potrebbe essere dunque quella figura proprio il santo francese?
Sembra difficile questa attribuzione perchè l’iconografia ci restituisce un’immagine di San Germano molto diversa, con la barba lunga, la mitria sulla testa, gli abiti episcopali e l’aureola, mentre il ‘nostro’ uomo, come descritto poco sopra, non ha nessuna delle caratteristiche indicate, escludendo il bastone del quale però non si riesce a determinare la vera origine.

Continuiamo a cercare su quel muro qualche altra traccia:
Accanto all’uomo, poco più in basso, si riesce ad intravedere a malapena un volto femminile, dall’espressione dolce, col capo leggermente chinato verso destra e sormontato da quella che potrebbe essere una sorta di corona o magari una piccola aureola (anche se i contorni parrebbero troppo frastagliati).
Potrebbe essere una Madonna? Forse, ma potrebbe essere anche una donna agiata, una nobile. Difficile dirlo con certezza.
C’è poi un terzo indizio che si lascia ancora cogliere: sullo sfondo, spuntano alcuni elementi architettonici. Si intravede bene una torre o forse un campanile e -accanto- alcune guglie che preannunciano quella che sembra la facciata a punta di una chiesa.
Tutto in marrone, il colore dei mattoni in cotto. Uno scorcio che in qualche modo ricorda la vista della Cattedrale di Cremona da Largo Boccaccino, con l’abside del Duomo e il Torrazzo alla sua destra. Suggestione? Caso? Anche qui, solo ipotesi che non è facile confermare o smentire.
Cosa dice la storia più recente
Di certo le condizioni di questo povero affresco sono tali per cui è praticamente impossibile riuscire a dargli una lettura certa, nè attribuirgli una datazione indicativa, a meno che non si riesca a ritrovare miracolosamente qualche vecchio bozzetto o schizzo che riproduca il disegno originale.
Certo è che anche le persone più anziane ancora presenti a Ca’ de Novelli raccontano di non avere memoria di quel disegno in condizioni migliori, pertanto va da sè che siano davvero ormai decenni che è ridotto male e dunque se ne è in parte persa la memoria.
Gli archivi parrocchiali non aiutano molto di più: bisogna specificare che la frazione di Ca’ de Novelli era sotto la parrocchia di Pieve San Maurizio, dove si trovano degli inventari in archivio che confermano la presenza di una statua lignea di San Germano proveniente proprio dalla frazione, ma della quale non vi è più nessuna traccia (del resto, dalla chiesa di Pieve S. Maurizio sono ‘sparite’ molte suppellettili di valore nel tempo, purtroppo –leggi qui-).
Torniamo al nostro frammento di affresco
Nulla ci può aiutare ad oggi ad interpretare meglio quelle due figure rappresentate e la scena nelle quali sono state inserite, anche solo poter dire se si tratta di figure religiose o di una scena di vita agreste, trattandosi del resto del portone di una cascina, sicuramente la più antica della frazione.
I più anziani ricordano che sotto quell’affresco a maggio veniva sempre recitato il rosario, secondo un’usanza già consolidata negli anni ‘60 del secolo scorso; questo ci dà due indizi, ossia che vi fosse una tradizione legata al culto mariano proprio riferita a quel luogo e che dunque nell’affresco fosse veramente presente un’immagine di Maria.
Resta poi da capire se a Ca’ de Novelli vi fosse una chiesa o un oratorio, dal momento la chiesa di Pieve San Maurizio dista comunque almeno un paio di chilometri e soprattutto, che esisteva un patrono e che in suo onore fino a qualche decennio fa veniva celebrata la sagra.

La sagra e la baléera
“I ragazzi non li volevano dentro nella balera, non si poteva entrare. Così curavamo quando entrava il titolare e noi, tac, entravamo dietro di lui e correvamo a mischiarci in mezzo alla gente per non farci trovare. Poi quando ci vedevano, ci toccava scappare fuori, dove stavamo lì ad aspettare di intrufolarci dentro, dietro a qualcun altro che entrava”.
La fiera di Ca’ de Novelli infatti era un vero e proprio evento ed ogni anno veniva allestita la balera, con ospiti cantanti di grido all’epoca, dal mantovano Achille Togliani a Don Backy a I Ragazzi della Via Gluck. Mica poco, intendiamoci.
Ma, oltre alla fiera del patrono, Ca’ de Novelli era un vero e proprio centro vitale: era presente un’osteria (che, dopo la chiesa, era l’altro punto di riferimento della vita sociale di ogni piccolo o grande aggregato di case e cascine), un mulino per la farina e una piccola manifattura di attrezzi da lavoro (seghetti in particolare).
Insomma, tutto quanto serviva per supportare le necessità quotidiane, dal cibo al lavoro, dalla cura dello spirito al ricrearsi dopo le fatiche dei campi e della stalla. Inoltre qui vennero trovati i resti di quella che, in epoca postmedioevale, fu una piccola fornace per laterizi e relativi scarti di lavorazione, a testimonianza di come questa zona fosse un centro produttivo già dal XVI secolo.
Insomma, ancora una piccola perla del nostro territorio
Anche negli angoli che sembrano ormai morti e privi di ogni interesse, nasconde storie di un passato più o meno remoto, ricco di avvenimenti e di testimonianze.
Ancora una volta ri-scopriamo che la pianura cremonese ed i suoi borghi, quando venivano ancora valorizzati come luoghi in cui vivere e non solo sfruttati in termini di business, erano (e potrebbero ancora essere) una tavolozza di storia e storie dalle mille sfumature, dai mille tratti caratteristici, con tradizioni, usanze e devozioni.
Soprattutto oggi, in tempi di forte standardizzazione culturale, dove i colori vengono mischiati senza creare nuove sfumature ma tendendo sempre più al grigio, è importante e imprescindibile riportarli alla luce e raccontarli, quantomeno per non lasciarli all’oblio.
E se qualcuno avesse indicazioni su questo antico affresco da cui è partito il racconto di oggi, sarebbe interessante conoscerle per aggiungere un nuovo tassello alla storia di Ca’ de Novelli.
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