In disuso da anni, rischia il crollo
Èl Cièsool
Questa storia ha un valore molto personale, lo dichiaro subito.
‘El cièsool’ di Reboana -frazione di Cella Dati- me lo ricordo come se ci fossi entrata poco fa: ecco là, la tela d’altare raffigurante una natività, dipinta all’interno di una cornice blu in legno con decorazioni dorate.
Era sormontata da una lunetta in cui erano affrescati due uomini in saio, uno dei quali addormentato su una roccia, mentre in cielo un Gesù avvolto da una croce luminosa li benediceva.
Ricordo le due file di banchi e le due sedie in fondo, il soffitto e le pareti di un colore leggermente ceruleo; poi sulla sinistra c’era la nicchia con la statua di San Giuseppe col Bambino in braccio mentre a destra una mensola portava un Bambino di Praga con la sua caratteristica veste rossa arricchita di decorazioni dorate.

La sacrestia era una vecchia stanzetta, forse un sottoportico, separata dall’oratorio da una porticina coperta da una pesante tenda rossa. Da due finestrelle entrava una luce morbida.
In fondo alla chiesa, vicino alla porta, da una vecchia stufa a legna si diffondeva il leggero crepitio delle braci mentre un filo di fumo pervadeva appena l’aria.
Come altare, un tavolo in legno coperto da una tovaglia bianca sempre ben stirata e piegata, su cui troneggiavano due candelabri di ottone scurito. Era così da dopo il Concilio Vaticano II: negli scritti di don Aristide Bosisio scopriamo che la chiesetta di San Giuseppe a Reboana aveva un altare in mattoni sopra il quale troneggiava la cornice lignea con la tela raffigurante appunto la Sacra Famiglia.
Oggi l’antica cornice è stata spogliata da quella tela che ha custodito per anni e che recentemente è stata tolta per essere portata in altro luogo.

L’altare in mattoni invece non si trova più in quella chiesa da diversi decenni ormai.
Verso la metà del secolo scorso, infatti, il piccolo oratorio era talmente frequentato che solo le donne riuscivano ad entrare per accomodarsi sui banchi.
Gli uomini invece restavano sul sagrato o seguivano la messa dalla sacrestia e i bambini si dovevano stringere sulle panche di legno a fianco dell’altare che era naturalmente girato verso il muro.

Dopo il Concilio Vaticano II però gli altari vennero rivolti verso l’assemblea, pertanto, anche a Reboana si seguì questa indicazione; ma qui c’era un problema di fondo, ossia le dimensioni della chiesetta.
Se si fosse costruito un nuovo altare in muratura, spostato dalla parete per permettere al celebrante di avere agio per muoversi attorno, si sarebbe tolto troppo spazio ai fedeli.
Che fare dunque? Semplicemente, l’antico altare ed i suoi gradini vennero smantellati pietra dopo pietra ed al suo posto si scelse di usare un tavolo in legno, più snello e meno ingombrante, mentre i mattoni che per secoli avevano composto l’altare, custodendo il Santissimo e facendo da mensa alla consacrazione dell’ostia, vennero portati via -col disappunto del proprietario (la chiesa era parte di una cascina)- usando una carriola, come un qualsiasi scarto ormai privo di valore.
Dalla storia recente a quella più antica*
Dal punto di vista storico, la documentazione relativa a questo oratorio è piuttosto scarna. Sulla data di costruzione, non abbiamo notizie certe, se non che fu di patronato Bissolati ed i committenti, Martino e Stefano Bissolati, risultavano già morti intorno al 1710. Pertanto la costruzione dovrebbe essere avvenuta nella seconda metà del XVII secolo.
La struttura fa parte del complesso architettonico del cascinale a cui si appoggia, quindi di proprietà privata, pertanto non si trovano informazioni negli archivi parrocchiali delle chiese limitrofe rendendo difficile darne informazioni precise e dettagliate.

Terre di centuriazione
Non è improbabile che sia stato edificato su un preesistente luogo di culto, forse pagano, dato che si trova esattamente all’incrocio tra un cardo ed un decumano dell’antica centuriazione romana.
Allo stesso modo poche centinaia di metri più in là, all’intersezione dello stesso decumano con un altro cardo, nella campagna tra la località Boschetto e Gurata, si trova una santella dedicata a Cristo Crocifisso ed anch’essa verosimilmente sarebbe sorta su una preesistente ara pagana o comunque sui resti di un luogo di culto originariamente non cristiano.
Reboana infatti, come tutto il territorio che oggi fa riferimento a Cella Dati, ha radici remote nella storia e prova ne è appunto la presenza di questa via centrale che la taglia a metà proprio in corrispondenza dell’antico decumano creato dalle centuriazioni romane dei primi decenni dopo Cristo.
Anche Reboana, come la maggior parte delle attuali frazioni, fu Comune autonomo con oltre un centinaio di abitanti e fino alla seconda metà del 1700.
*dal libro “La Fede e l’aratro” – Michela Garatti, 2024
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