“Sgarzunèera”, antica chiesetta tra i campi di Vescovato

Ecclesia de Carzonaria: così la elenca il Liber Synodalium nel 1385, identificandola con l’attuale cappella campestre dedicata alla Madonna della Sgarzonera, che per i vescovatini è semplicemente la “Sgarzunèera”.

Modesta, lontana dagli occhi e dalle via di comunicazione, la si trova solo se la si cerca, abbandonando la via Mantova e seguendo le stradine carraie nella campagna di Montanara

Inaspettata, si presenta nel mezzo di un campo. Da lontano la sua sagoma non ricorda nemmeno troppo un luogo sacro: una piccola costruzione con un portichetto sul davanti, sostenuto da due robusti pilastri in mattoni; sul lato, una finestrella chiusa da una rete a rombi. Intorno, solo campagna, alberi e arbusti e poco distante un profondo canale.

Una cappelletta singolare e ricca di storia

Una delle prime cose che si notano è che la piccola cappella si trova al di sotto di una tettoia, realizzata chiaramente in un secondo momento, che nella parte posteriore è addossata alla struttura originaria e che sul fronte forma un modesto portico. 

Una copertura è evidentemente fatta a protezione della cappelletta sottostante, che presenta la modesta facciata dai tratti secenteschi, su cui si apre un ampio cancello di ingresso, che un tempo doveva essere di colore verdino e che ora è coperto dalla ruggine.

L’arco che lo sovrasta non sembra particolarmente solido, ma confidando nella perizia dei costruttori del passato e nel fatto che per secoli sia rimasto al suo posto, ci permettiamo di aprire il portoncino metallico ed entrare in questo luogo carismatico..

Tra misteri e storie raccontate sottovoce

Ci accoglie un altare, coperto da una semplice tovaglia di cotone bianco ricamata e addossato alla parete affrescata, su cui a mala pena ancora si riesce a leggere l’immagine di Maria con Gesù Bambino in braccio.

Il disegno sembra una Madonna in trono che porta sul capo una corona, così come il Bambinello, che alza la mano destra -da cui pare scendere un rosario- in segno di benedizione. 

Sulla volta a crociera, un cielo azzurro trapuntato di stelle caratterizza la decorazione, tipica dell’iconografia Mariana.

Un segno della croce è doveroso, anche per i meno credenti.

Se abbassiamo lo sguardo, troviamo invece una lapide proprio al centro della cappelletta: “Bartolomeo Caporali qui sepolto il 22 agosto 1795 in età di anni 59 vi chiede un requiem”. Ora, chi sia questo Bartolomeo Caporali, non è dato sapere, così come non si hanno indicazioni rispetto alla sua morte né al perché sia stato sepolto proprio in questa chiesetta. Ma di sicuro, la sua richiesta di una preghiera, non è andata inascoltata in questi secoli.

la lapide di Bartolomeo Caporali

Un altro “mistero” si lega a questa chiesa: una croce nera dipinta sul retro della santella. La sua presenza sarebbe legata all’aggressione di due ragazze che all’inizio del secolo scorso stavano “sgarzando” il lino in quella zona.

Una versione della storia racconta che le due giovani donne vennero barbaramente uccise e dunque la croce rimarrebbe in memoria del fatto di sangue; una seconda interpretazione vedrebbe invece le due giovani salvarsi dall’aggressione e dunque quel segno sarebbe un ringraziamento alla Vergine per la protezione e la grazia.

Ma anche di questa vicenda non si hanno informazioni storiche certe.

Insomma, una chiesa che apre molti interrogativi e le poche notizie che emergono spesso si legano a racconti trasmessi oralmente o ipotesi legate ai pochi cenni che si trovano sulle carte. 

Ma perchè proprio lì?

Altra domanda che sorge spontanea è il motivo di quella presenza nel mezzo di un campo, senza strade o altre vie per raggiungerla. 

Non è facile trovare documenti in merito, proprio perché il nome stesso della località nel tempo è variato seguendo i dialetti locali. Sappiamo però, sempre dal Synodalium, che nel 1404, la giurisdizione della Pieve di San Giacomo risultava estesa, tra le altre, anche sulla chiesa di Carzonaria. 

E questo ci conferma dunque che qui sorgeva una chiesa, o chiesetta, non solo una cappelletta; sempre di chiesa si parla ancora nel Census ecclesiarum, elencandola -nel 1518- tra le chiese oltre la porta di Ognissanti.

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Interessante anche il documento della visita Trevisani del 1519, che la indica come chiesa campestre “sub titulo Annunciationis Gloriose Virginis Marie in contrata appellata Sgarzonera”. Dunque qui passava una “contrata”, una strada? 

Questo potrebbe spiegare la presenza, oggi difficilmente spiegabile, di questo edificio, che evidentemente in origine non era nel mezzo di un campo ma in prossimità di una strada.

Addirittura, potremmo azzardare che fosse all’incrocio di due strade importanti (ricordiamo che la via Postumia correva poco più a sud) e che magari-sempre stando nel campo delle ipotesi- su questo incrocio di antica centuriazione sorgesse già un sacello pagano, trasformato poi in luogo di culto cristiano.

Circostanza niente affatto inusuale, anzi, parte di una prassi piuttosto ricorrente a seguito della diffusione del cristianesimo.

Il nome singolare

Infine, il nome stesso risulta piuttosto singolare. L’accezione più recente, vuole che Sgarzunèera si leghi all’attività di “sgarzare” il lino, operazione che veniva svolta nei pressi della roggia che passava e ancora oggi scorre lì, a due passi. La stessa attività potrebbe dunque essere all’origine anche del nome primigenio del luogo, Madonna della Carzonaria (da cui carzare o cardare), già dalla fine del XIV secolo; lo stesso si potrebbe dire di quella “contrata appellata Sgarzonera” che quindi avrebbe derivato evidentemente il nome dall’attività che si svolgeva in quel territorio, che peraltro lo stesso Angelo Grandi descriveva come “irrigato dalla roggia Cavaletta, ubertosissimo di cereali, lini e gelsi”.

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Insomma, un luogo magnetico e misterioso, dalla storia antica che si perde tra le pieghe dei secoli che, trascorrendo, hanno modificato territori, confini e luoghi.

Ma che ancora oggi rimane presente, simbolo di una devozione fatta di gesti semplici, gente umile e laboriosa, legata alla fede ed al lavoro, che ancora oggi non manca di passare ogni tanto per quella santella per lasciare un fiore, un rosario o una semplice preghiera.

Come quella che chiese un uomo, Bartolomeo Caporali, scegliendo la Sgarzunèera come suo sepolcro.

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