Clienti persi o clienti lasciati perdere?

Ma tutto quello che leggerete vale anche nei confronti dei datori di lavoro, naturalmente

Uno dei terrori più grandi è quello di perdere un cliente (o di perdere un’occasione di lavoro): perché non è stato contento del lavoro che abbiamo fatto, perché il costo era troppo alto per le sue aspettative o perché ha scelto altre proposte.

E allora si va un po’ in crisi perché infondo spesso questa situazione viene vissuta come una sconfitta, una sorta di fallimento anche.

Parlando con un amico però, libero professionista, mi ha spiazzato con un paio di affermazioni interessanti ed illuminanti, che -come ho detto poco sopra- vale sia per chi lavora in proprio, sia per chi ha un lavoro dipendente.

Dopo anni di gavetta e di carriera, il mio amico è arrivato ad una certa stabilità, dovuta anche alla sua cifra artistica nel suo campo professionale, definendo tre parametri per decidere se accettare un servizio o lasciarlo perdere.

Queste le tre condizioni imprescindibili ed irrinunciabili che valutava prima di accettare di dire di sì ad un cliente:

  • Il servizio che farò deve soddisfare le aspettative e le esigenze del cliente, ça va sans dire;
  • Il lavoro deve soddisfare la cassa, ossia ogni prestazione professionale deve essere pagata almeno il giusto, quindi se il cliente non è in grado di dare il giusto valore al mio servizio, non merita il mio tempo;
  • Il tutto deve soddisfare me come persona e come professionista, vale a dire, non lavoro solo per i soldi o per il cliente, il mio lavoro è anche e soprattutto per me stesso che, a sera, devo guardarmi allo specchio ed essere soddisfatto della mia professionalità

Sul primo punto non c’è molto da aggiungere: se il cliente ha delle richieste che con la mia professionalità posso soddisfare, si prende in considerazione il lavoro, diversamente è meglio lasciare perdere

il cliente ci paga per il nostro servizio e la nostra professionalità, non ci sta comprando.

happy
soddisfare il cliente

E qui arriviamo a uno dei punti più scottanti: il prezzo.

La professionalità si paga, lo sappiamo bene tutti. Quale sia il giusto valore è un po’ più difficile da dire con precisione perché possono esserci numerose variabili che incidono.

Ma di certo ognuno di noi deve essere consapevole del proprio valore in termini professionali e di conseguenza in termini economici.

Se proponiamo un preventivo onesto ma non si riesce a trovare l’accordo col cliente o se, peggio ancora, il cliente si permette di farci i conti in tasca, allora i casi sono due:

o questo cliente non capisce il valore del servizio che gli stiamo proponendo o non ha idea del prodotto di cui ha bisogno. In ogni caso meglio salutarsi con un sorriso ed una stretta di mano e lasciar perdere.

soddisfare la casa
soddisfare la cassa

Infine, la nostra soddisfazione personale, che non dipende solo dal fatto di aver intercettato e soddisfatto le aspettative del cliente, non deriva solo dall’aver concordato il prezzo che ci soddisfa, nemmeno da entrambe le cose assieme:

la nostra soddisfazione deriva in primis dall’aver potuto esprimere la nostra professionalità nel modo più completo e più vero, nell’aver dato il meglio di noi e dall’essere stati apprezzati dal nostro cliente.

Il nostro lavoro non è solo un insieme di operazioni che mettiamo in campo per risolvere un problema o un bisogno, non è solo il valore dei soldi che portiamo in cassa.

soddisfazione personale e professionale
soddisfazione personale e professionale

Se la nostra stella polare è in primis la piena realizzazione ed espressione della nostra personalità, allora anche le prime due condizioni verranno di conseguenza.

Con buona pace dei clienti con cui NON lavoreremo, perché non saranno clienti persi ma lasciati perdere:

come in un setaccio, quello che passa e se ne va non è perso, semplicemente non ci serviva. Quello che resta invece è il vero frutto della nostra ricerca, il nostro oro.

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