L’intelligenza artificiale ruberà il lavoro a giornalisti e copywriter?
“Che lavoro fai?”
“La giornalista”
“Ah. Ma lo sai che tra un paio d’anni sarai disoccupata, con l’intelligenza artificiale?”
Sarà per scaramanzia, chi lo sa, ma io non sono d’accordo.
Certo, il tema dell’intelligenza artificiale non è da sottovalutare per l’impatto che avrà sul mondo del lavoro, sulle ‘vecchie’ professioni e di riflesso sulle nuove.
Ma io sono assolutamente convinta che la componente umana, soprattutto per le professioni dove è richiesta creatività, avrà sempre il suo valore.
Parliamo proprio del giornalismo, che fa della comunicazione la propria essenza.
Per capire in cosa l’IA potrebbe sostituire il giornalista dobbiamo fare un punto sul suo lavoro.
Che cosa fa un giornalista?
Se pensiamo che il lavoro sia ‘scrivere articoli’ siamo sulla strada sbagliata. O meglio, stiamo dando una risposta parziale e incompleta.
Il giornalista è un’animale che vive di relazioni con il pubblico, che cerca, fiuta, scopre le notizie letteralmente guardandosi attorno, facendo inchieste, studi, approfondimenti.
Se sugli ultimi due / tre punti potrebbe esserci una concorrenza ‘sleale’ da parte della IA in quanto più veloce e potente nella ricerca e rielaborazione, sui primi passaggi, ossia sul fiuto, sulla relazione e sulla conoscenza dei contesti e delle dinamiche relazionali non sono affatto preoccupata che un’intelligenza artificiale possa arrivare a superare l’approccio umano.
Per lo meno non in tempi rapidi.
Sono un po’ meno tranquilla sulla parte dell’audience, nel senso che il mio grande dubbio è su chi legge e/o ascolta le notizie:
Saprà il pubblico ancora capire ed apprezzare i contenuti più ricchi e profondi, quelli che richiedono un livello di attenzione leggermente più alto e che prevedono un minimo di cultura di base.
E non sto parlando di saggi di filosofia, trattati di storia e geopolitica; mi riferisco a contenuti non banali e non standardizzati.
Un esempio?

Chi ha sentito parlare dello ‘Sbarco in Lombardia’? No, non è un refuso: ben 4 tg nazionali ed uno radiofonico hanno riportato questo lapsus, che non si può nemmeno definire tale in quanto nessuno dei giornalisti che ha letto la castroneria si è accorto dell’errore…
Nel confronto tecnico uomo-macchina è ben chiaro chi ne potrà uscire vincitore. La vera sfida però sarà quella di saper restare umani, nel senso di saper mantenere la creatività, il genio, la sensibilità che fanno la differenza, che portano valore aggiunto. Altrimenti davvero saremo costretti a lasciare il passo alle intelligenze artificiali.
A chi mi chiede “ma un ragazzo oggi che scuola dovrebbe fare per esser pronto ad affrontare le sfide del futuro?” io rispondo sempre: “una scuola dal taglio fortemente umanistico. Niente tecnicismi”.

I tecnici diventano obsoleti alla velocità della luce, la sfida è persa in partenza. Il pensiero critico, il cogito ergo sum invece potranno restare ciò che fa la differenza
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